Dieci anni anni nel web equivalgono a dieci secoli; tra altri dieci non so nemmeno se i blog esisteranno ancora, se le persone che ho incrociato in questi dieci anni saranno ancora attive in rete, se un certo numero di personaggi che mi hanno reso la vita difficile avranno ancora voglia di infastidirmi. Ma soprattutto non so se ci sarò ancora io! Questa Omologazione in testi e immagini è una sfida in fondo.
Riapriro’ le porte adesso, non ha alcuna importanza se qualcuno leggera’ questi vecchi post, forse ci saranno nei prossimi anni persone che, non conoscendoli, potranno trovarli di loro gradimento. Ma io penso che verosimilmente cadranno nell’oblio più assoluto. Eliminerò la moderazione dei commenti: per me è un rischio ma sono veramente stufo di andare a controllare ogni cosa. So bene che il mondo se ne frega di tali questioni e ha ragione ma il danno gratuito che essi mi hanno causato per quanto riguarda la mia permanenza in rete e’ imperdonabile. Troverò un qualche sistema per ovviare al problema…Lo troverò.

Chi vuol contattarmi per qualsiasi chiarimento mi invii in un commento – che non sarà pubblicato- il suo indirizzo mail.

I post che trovate qui sono tutti trapassati, scritti in epoche lontane quando la mia fede nella comunicazione era ancora viva. Quindi non tenete conto delle date di pubblicazione esse sono inventate a differenza del loro autore che è reale.

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Non si vince mai

11 dicembre 2018

Lo sentite questo silenzio? Uhm…è bellissimo. Alle 20 e 50 di settembre in Sicilia, davanti al golfo di Catania io mi godo fino all’ultima goccia questo silenzio prezioso. Mi piace sentire ronzare la testa, il vino bianco da 13 gradi mi ha dato la mazzata giusta e adesso sileeenziooooooooooooooooo. Sennò non capisco più niente.
Devo fermarmi e rigirarmi i vostri commenti e i vostri blog fra le dita: chissà se voi, soprattutto voi del nord, se lo fate mai. Chissà che minchia avete letto di questa parte d’Italia, cosa avete annusato o mangiato. Che idea avete di me, di quelli come me e del silenzio. Qualcuno mi ha detto che sono iperproduttivo, può darsi. Possono anche essere gli ultimi tiramenti di un blog che agonizza però. Silenzio…c’è un pò di vento che sta passando fra le palme scampate al punteruolo rosso. Forse ha ragione la Lega non si può comunicare con i terroni, porcaccia di una miseria. Incomunicabilità degna della Salerno- Reggio.
Ma non posso non dire la mia verità, al punto in cui sono non servirebbe, e non mi salverebbe…nemmeno da questi fine settimana inutili. Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare.
La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc. Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano.
Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato. Domani diamo la mazzata definitiva a questo blog perchè io ho questo problema, io ricordo tutto. Tutto. Anche la tua espressione Giulia quando ci siamo salutati quel giorno.

Tutto scivola via dicono. Anche tu lo farai.

Uno si aspetta di essere salvato da una passione sincera, dall’onestà con cui l’ha vissuta, dal sogno ininterotto di averla accanto… Minchiate!!!! Sono i desideri che salvano, la spinta a passare oltre, la crudeltà del non ricordare; ma vedi bbedda questa è una storia d’amore, ne ha tutte le caratteristiche e, come tale, vive in quella perenne sospensione di futuro e di giudizio che le è propria. Ho pensato molte volte in questi anni a possibili varianti, alle decine di “slidingdoors” che potevano aprirsi se… Infine sai cosa resta Giulia? Restiamo noi. L’infinita bellezza che si insinua almeno una volta dentro la vita di ognuno di noi: hai ragione io non potevo salvarti, è stata la bellezza a salvare noi! Tu non sei scivolata via. Quando ti ho abbracciato per l’ultima volta ero pronto a scriverti sulla bocca che non ci saremmo lasciati mai… sciocchezze vedi, ci siamo lasciati! Ricordarsi è un altro affare, è un contratto con l’infinito sai. Chiediamoci cosa saremmo diventati. Guarda, ho imparato a coniugare i verbi Giulia. Io che perdevo la pazienza e uccidevo il mio carattere per ritrovarla. Tu che entravi come una malattia inguaribile nel mio cuore. Giulia posso dirtelo? Sento ancora in fondo la tua musica… Tra di noi poteva finire con una delle solite constatazioni amichevoli di incidente di percorso… ti ho amato, è stato molto bello, risentiamoci, rivediamoci, ricuciniamoci… riscopiamoci! Invece abbiamo davanti un luminoso futuro di ricordi. Stai ricominciando Enzo! Vergognati!
Giulia, lo so con sicurezza assoluta, la mia solitudine adesso è perfetta, tutte le altre vite non bastano per dimenticarci…nemmeno io sono scivolato via.

Tre secondi fa ho pensato a Giulia e a quanto l’ho amata: non la cercherò, non la cerco più da anni, ma pensarla mi ha sistemato il cervello: adesso le carte si sono tutte rimescolate tranne la sua. Perchè lei bara e vince sempre. E adesso silenzio, questa storia è finita. Inchino.

Cicli

9 dicembre 2018

Da molti anni a cicli, penso di aver compiuto una lunga traversata: i miei pensieri spettinati e costretti poi ad un educandato severo. Un supplizio!

Scrivere è una liberazione, la mia: mi inchioda su un pensiero, mi addensa , finalmente, per un lungo e interminabile attimo è lui il mio padrone assoluto ed io il suo amante totale!
Scrivere diventa la mia vita perenne, il senso definitivo che mi assolve dal peccato di fornicare coi giudizi altrui. E’ una mistificazione, ovviamente, un gioco degli specchi; nessuna traversata riesce ad allontanarmi dalla sensazione di colorati deja vù, il web è stracolmo di essi… così dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro.
Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile.
Qui o altrove le sillabe separate le une dalle altre in una scansione crudele gridano il loro bisogno disperato di tornare alla loro unità originaria: perfetta e unica. Senza sbavature, senza una dimensione temporale definita, le parole e le cose si raggrumano nella realtà, nell’ indecifrabile perfezione dell’imperfetto, io lo guardo, lo respiro e lo scrivo.
Non è un gesto triste o funereo è un divenire silenzioso che mi sgrava da un compito morale che non amo: in qualche altro posto sarà mattino o notte e qualcuno come me sta già scrivendo un’altra poesia. Altri tratti, altri amori… e a me pare consolante.

Alla finestra

7 dicembre 2018

Gentile signora,
affacciato qui alla finestra dei giochi di vita non mi sento troppo a mio agio: eppure è una posizione privilegiata. L’ho scelta, o dovrei dire trovata, varie volte in questi ultimi trentanni, mi ha fatto un gran comodo lo ammetto: osservare e non essere contagiato dal brulichio delle posizioni e degli errori ad esse conseguenti, pensare di poter evitare sciocchezze che da qui sembrano palesi incidenti di percorso e da lì in basso invece appaiono come luminose alternative esistenziali.
Credo che il germe dello snobismo culturale sia proprio in questa idea e che l’arroganza che da essa fisiologicamente ne discenda, oltre un certo punto, non sia più contrastabile. Eppure come vede non ho trovato ancora il coraggio di allontanarmi da questo punto di osservazione. Anni fa trovai una prospettiva nuova e da questa finestra molte azioni, sia le umane in senso stretto che quelle più propriamente culturali, emergendo dalla nebbia confusa delle contraddizioni sociali e storiche, mi apparivano nette, decifrabili, francamente ineccepibili. Mi resi conto dopo che la nebbia intesa come indecisione e confusione permeava ogni aspetto della mia prospettiva, che ero io a voler vedere i contorni della vita in modo edulcorato e quindi falso. Ero io a sceglierne i connotati, io a controllarne l’evoluzione spostandomi impercettibilmente ogni volta che la luce radente e cattiva del sole ne metteva in mostra aspetti scomodi e incongruenti con la mia idea-visione dell’esistenza.
Una operazione facile e senza interlocutori: dalla finestra potevo sciorinare il mio biasimo o la mia benedizione urbi et orbi senza subirne le conseguenze, il mondo poteva continuare a rumoreggiare là sotto, signora, io sceglievo se considerarne le lacrime o le gioie da un luogo privato e asettico, un’oasi eterna e silenziosa, un privilegio costruito ad arte e come tale bugiardo e irriverente.
Si sbaglia senza tregua gentile signora, si nutre l’illusione di essere fuori, la si definisce fortuna, casualità, intelligenza, lucidità, la si chiama con termini logici, ci si inventa una preveggenza che ci blocca prima di compiere gli ultimi passi falsi prima del baratro. Non mi sento più di proporre altri termini, non ci credo più e sto per chiudere la finestra. La osservo con attenzione silenziosa, quasi commossa, è stata per lungo tempo il viatico con cui ho difeso le mie incongruenze, il succedaneo imbastito a proteggere il sapore vero di alcune mie sconfitte; il sogno non mi corrisponde più e mostra tutte le sue crepe gentile signora, imbastire un’altra leggenda mi stuzzica molto…poi guardo gli infissi polverosi di questa finestra e devo ricredermi sulla novità perenne di cui ci nutriamo ogni giorno.
Le confesserò di possedere in archivio alcuni momenti indimenticabili, se lei sapesse con quanto amore li ho nutriti, quante volte ho provato a farli uscire dal cofanetto del mio intimo e li ho lucidati per mostrarli nella loro luce migliore. La scrittura che esercito dall’infanzia non è altro che questo, è una parte , la più scontata, dell’intuito ineffabile di raccontare l’affetto incondizionato per lo spirito di quest’uomo affacciato alla finestra. Non c’è il tempo di riconsiderarsi al solito modo oggi preferisco usare il mio libero arbitrio e passare dal lei al tu, dovrai abituartici signora: appena scenderò a valle non aspettarmi con tutto il fardello di opinioni costruite in questi anni, non servono e sono ciarpame…il tuo come il mio cui facevi riferimento. Vuoi vedere le pietre nascoste dentro il mio cuore? Spogliati e torna umana, non ci dobbiamo niente, secoli fa erano solo diamanti grezzi, scaglie di cristallo taglienti, ci siamo feriti e ritratti, adeguare i riflessi pensammo fosse il sistema migliore per comunicarci la nostra solitudine. Se sei ancora della medesima opinione non farti trovare sull’uscio al pianterreno, dillo anche alle altre, io vado a sciogliermi altrove.
Il carbonio si è trasformato in miriadi di gemme , scrutarle da solo sarebbe una imposizione stupida, mi confronto da una vita con cose stupide. La finestra la chiudo per questo.