Fragile. Maneggiare con Cura

Non amavo la psicologia perchè l’amavo troppo. Così appena ho potuto mi sono scelto un poggio distante quanto basta per vedere e non essere visto. Con gli anni la situazione è mutata, si è addolcita: adesso posso scorrere un articolo come questo senza trasalire ma adagiandomi sopra le sue verità. Questo è un buon articolo, lineare e intenso…a volte sembra scontato in certi passaggi ma possiede voli lirici che in nessun testo “ufficiale” troveresti mai.
Ah…spesso sono arrivato la punto da credermi sbagliato, sto cercando di recuperare e la scrittura mi ha sempre aiutato.

Psiche Nessuno e Centomila

Fragilità. Maneggiare con cura

C’era una volta una bambina affamata. I suoi abiti erano sempre in ordine, non una grinza che lasciasse trasparire qualche segno di trascuratezza. Lo zainetto nuovo per il primo giorno di scuola, i libri foderati con copertine colorate e l’astuccio pieno di matite temperate e pronte all’uso. Abitava in una casa piena di giochi, dormiva in un letto caldo e aveva un frigorifero pieno di prelibatezze. Nessuno avrebbe potuto sospettare quanto fosse faticoso contenere la fame d’amore che si nascondeva dietro il suo grembiulino rosa a quadretti bianchi.
Quando la bambina varcò per la prima volta la soglia del Servizio Territoriale per

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2 pensieri su “Fragile. Maneggiare con Cura

  1. tramedipensieri

    “Lo specchio di questo tempo.”
    Mi giunge una riflessione però a questa mia frase pensando a quando i miei nonni erano piccoli. Non è che ci fossero più abbracci e\o tenerezze più di ora. Anzi l’esatto contrario a dire quel che raccontavano loro e non solo, anche gli altri e soprattutto la storia.
    Tempi di magra e di guerra: niente carezze ma sicuramente legami più forti nonostante l’assenza; probabilmente la forza interiore di ognuno non dava motivo di sentirsi solo ed abbandonato.
    Non so…forse è tutto dato dagli oggetti: l’averli subito e senza fatica…senza sogno non sprona l’individuo a fortificarsi. A rendersi utile e importante per sè.

    Oggi in tutto questo lavorare e fare non si coinvolge il bambino alla difficoltà, lo si tiene al riparo…e questo forse lo fa sentire escluso…)

    (ho copiato in parte il mio commento da “Psyche…” e l’ho portato qui)

    ciao
    .marta

    Rispondi

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