Il punto

cropped-cropped-a1.jpgTroppe domande, nessuna domanda. Dovrei fermarmi ma temo la gabbia del tempo e dell’inutilità: continuare nonostante tutto recita al nulla la litania del tutto pieno. Serve più di quanto non si creda! I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell’odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta. Sono soltanto più immediati. A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa. Bugie, volute o trovate lungo la strada, strumentalizzazioni a gogò, il tutto condito da una sana superficialità che è rimasta l’unica ancora di salvezza in un paese che altrimenti sarebbe da mettere in liquidazione da subito.

Il fatto che io senta con chiarezza che ciò che scrivo si perda per strada appena lo batto sulla tastiera non è un vezzo da piacione del cavolo: io sento che è così. Arriva poco dell’universo che mi gira dentro e, in genere, solo la parte più scomoda e conflittuale. Per dirla in altro modo, arriva solo la mia componente snob, critica, quella che mi fa apparire un arrogante ante litteram arrivato non si sa come in un ambiente di gente tranquilla e “normale”. Se fosse diversamente la blogosfera, me compreso, sarebbe un eden salvifico in cui ognuno potrebbe liberarsi e migliorare. Non si può fare blog diversamente da come è nato: ci vogliono i contatti, servono interlocutori, cultura in senso lato, positività, curiosità e una buona dose di autocritica. Un blog è questo, diversamente è qualche altra cosa non facile da definire. Prendo nota della situazione e mi do da fare: avevo provato ad allargare i confini, che volete farci la mia cultura giovanile del tutti dentro e tutti possibili fratelli mi ha segnato profondamente. MA NON FUNZIONA! Così il mio blog diventa più ingestibile del suo autore: io non ho ancora trovato il linguaggio che funga da esperanto universale quindi ritorno all’italiano del novecento. Le puntate nella lingua siciliana spero che me le perdoniate come un vezzo che mi scalda il cuore…tra l’altro non me la sentite pronunciare e, senza l’audio, una poesia di Buttitta per esempio perde la metà del suo fascino (meno male che il fascino è molto grande).

Se dovessi prendere come premessa indispensabile la comunicabilità, la piacevolezza, l’educazione, la cultura simile, l’elasticità mentale e il sottile erotismo di certe situazioni, questo blog ne uscirebbe stravolto; quindi me ne frego e continuo così, un colpo al cerchio e uno alla botte. Voglio anche dirvi che dobbiamo essere comunque soddisfatti della “nostra blogosfera” italiana: da qualche tempo frequento altre spiagge del web. Per forza di cose sto sfogliando la blogosfera pubblicata in quelle lingue… quasi sempre penosa! I blog in lingua anglosassone sono zeppi di presunti scrittori che si autocomplimentano a vicenda e pubblicano incredibili storie fantasy o fantascientifiche, piene di guerrieri dalle armature lucenti, marziani verdi, o amanti davanti al mare pronti a recitare l’inutile refrain di una fiction. La forza e la bellezza vera di alcuni blog presenti dalle nostre parti costoro se la sognano. Esiste anche un problema di tempo ed uno, più subdolo, di stanchezza psicologica: tenere troppe porte aperte fa corrente e rischio una polmonite. Se e quanto sono degno di stare qua non devo dirlo io: mi diverto ancora e la mia capacità di arrabbiarmi è immutata, per un blogger mi sembrano doti indispensabili. Vengo preso sempre più spesso da un senso di lontananza e malinconia di cui qui trapela solo una parte, i post migliori li sto pubblicando nascosti tra le pieghe di alcune risposte altri ancora sono chiusi nell’archivio di una vita che ho conservato per spenderla nella mia incipiente vecchiaia.

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2 pensieri su “Il punto

  1. nerodavideazzurro

    E’ vero, anch’io spesso mi sono trovato a pensare che uno scambio di lettere come si usava per condividere i pensieri (dall’antichità fino a inizio Novecento, può dirsi) fosse proprio ciò che fa compiere uno scatto all’arte di lasciare segni, quella che va da scrittura (oggi in molti casi può definirsi “scribacchiatura”) a letteratura, filosofia, eccetera.
    Ed è vero pure che caratteri dominati dall’entusiamo (in senso platonico) ardono di un fervore nello scrivere che se ha il pregio immenso della spontaneità e schiettezza poi dall’altra parte rischiano di consumare in fretta il pensiero che spinge le dita come un torrente – e lì viene da essere un po’ più ansa di fiume.
    Fai riflettere, ci sono molti cambiamenti in atto ed è assolutamente innegabile.
    Chi può faccia per il meglio e verrà del buono.
    Buona serata.

    Rispondi
    1. EnzoRasi Autore articolo

      Innanzitutto benvenuto qui: questo è il primo commento di un blog rivisto e ripubblicato. E’ un commento pregevole, attinente al testo, stimolo per ulteriori riflessioni…insomma è un commento. Passeranno solo questi, il resto non ha alcuna importanza, noi siamo aria nell’etere, che essa nasca da buoni polmoni (almeno onesti intellettualmente) è l’unica cosa che conta. Spariremo NeroDavide, di noi resteranno, se resteranno, solo poche righe e un’idea nella testa di chi ci ha letto. Buona serata anche a te e grazie.

      Rispondi

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