Lettere dalla sera che incombe – 1

Il dubbio se queste lettere siano state inviate ad una persona reale, se quel nome sia vero o solo un’invenzione, se tutto il carteggio rappresenti solo una finzione letteraria o se, invece, nasca dallo stimolo di un incontro vero, voglio che resti tale. Ognuno di voi metta nella lettura gli ingredienti che preferisce, una volta pubblicati i testi restano miei solo in parte ma è una parte che io difendo in modo assoluto.

Qui non è primavera, da questa parte dell’isola sotto il vulcano comincia adesso il periodo più freddo dell’anno. Alla fine di febbraio comincerà a riscaldare ma per ora l’Etna è imbiancata dagli 800 metri in su: poi la neve scenderà più in basso certamente.
Mi chiedo oggi se riuscirò a vedere la prossima primavera, se avrò gli occhi giusti per vederla intendo e uscirò dall’inverno di questa mia parte di vita. La colpa è dei bilanci mandati in soffitta e non al macero. Distrutti probabilmente avrebbero fatto meno male ma avrei avuto addosso quelli nuovi che si formano man mano. Non sono poi migliori.
Anelo ad un resto di esistenza silenzioso e minimale, che riesca a rimettermi in sella è risibile; gli ultimi anni senza scosse, senza luci della ribalta, senza pretese normali di miglioramento…senza AMORE?
Io, a differenza di te son sicuro che per vivere avrei dovuto essere sfruttato fino in fondo sentimentalmente: avrei avuto da dare e ricevere, invece è rimasta tutto a metà. I bilanci negativi partono da lì perchè è quella la cosa più importante della vita. Senza una completezza in quel campo il resto presenta sempre buchi neri anche con una carriera economicamente gratificante. Io non ho avuto nè l’una nè l’altra, sbando da una parte all’altra di questa arena, cozzo contro gli spigoli di costruzioni lasciate a metà. Per colpa di chi? A questa domanda è veramete difficile dare risposta. Tu ne sei capace? Credi veramente di risolvere il problema fustigandoti di responsabilità univoche?
La gran parte di persone a me conosciute approfittano delle mie auto analisi e si ingrassano con la parte migliore della mia vita lasciandomi spremuto come un limone. Ne godono la fragranza con altri, a me lasciano il ricordo.
Non ho una casa, sembra ridicolo ma non ho mai avuto una casa, il bene rifugio del 70% degli italiani. Non possiedo quel bene, la casa dei miei sarà mia alla morte di mia madre, temo venga divorata dai debiti.
La casa che comprai con la mia ex moglie è passata ai ragazzi ( meno male) che sono disoccupati e per ora è abitata dalla zia: ricevono un piccolo affitto e finisce tutto lì. Se ci penso, se dovessi fare testamento io sono vuoto, non possiedo praticamente nulla. Non è fantastico? Di tutto il resto, degli affetti, simpatie, risate, dedizioni…sogni nessuno sa cosa farsene e nessuno li vuole in eredità. Anche questa scrittura scivolerà via come tutto. Come tutti. Tu almeno dici di aver sempre fatto quel che volevi e come volevi: è una gran cosa sai, una conquista impervia. E’ giusto che abbia un prezzo alto, avrei voluto pagarlo io. Lo pago ugualmente vivendo però in modo a me sgradito.

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