LETTERE DALLA SERA CHE INCOMBE – 4

Abbiamo ancora un territorio molto vasto da attraversare, forse meno colorato e vario ma vasto e non me lo immaginavo. Parlare così facendo cadere le parole in questo silenzio di neve; sentirle frusciare tra noi pronte a farsi studiare, inquisire. Amare. Capita Rosella, non è comune ma capita, e’ un fiore delicato e gentile, come lo specchio di cui parli. faccio di tutto per non romperlo.
Le scelte sono di due tipi amica mia: quelle costruite e perseguite con intensità. Volute per analisi o intuito. Restano, lasciano il loro marchio sulla pelle della vita. Poi ci sono le scelte “non scelte” quelle che scorrono subdole, te le trovi tra i piedi magari anni dopo, con tutte le conseguenze del caso.
Guarda quanta nebbia abbiamo intorno, le facce spuntano davanti al’improvviso ma ci mancano i contorni prima e dopo, il panorama per intero. Questo è quello che ci uccide.
La famiglia…quale? Non certo quella da cui siamo nati, nell’altro secolo, in quell’altra Italia dai ruoli definiti. Quella scordatela.
Ci sono le alternative, alcune disgustose, altre molto buone ma ci vuole amore, non quello abusato e scritto. No, ci vuole amore con intuito e pazienza. Amore oltre il sesso e con il sesso, tempo, pacatezza. Un sorriso e soprattutto niente soldi in mezzo ai discorsi! La cosiddetta necessità economica rovina qualsiasi rapporto, un sole acido che fa appassire il paesaggio. La mia vita dice questo, i miei ultimi 35 anni lo ribadiscono. Noi ci scriviamo e parliamo liberamente perchè non c’è il suono del soldino che rotola a accompagnarci.
Mio padre e mia madre non hanno mai avuto bisogno di me: erano una forza compatta insieme e mi sono illuso fosse per sempre…una di quelle scelte subdole di cui parlavo prima. Avrei dovuto ma…avrei potuto fare diversamente? Il mio augusto genitore non me lo avrebbe permesso, è stato lui a volere la sua vita così. Lui ha scelto, a me il risultato. Tre giorni prima di morire e di smettere di parlare mi chiamò al suo capezzale
– La vedi quella donna?- indicando mi madre che passava nel corridoio – non la devi lasciare sola mai.
– Papà come fai apensare una cosa simile…
– Zitto! Stai zitto, promettimi che lo farai solo questo conta.
Promisi e da 4 anni faccio su e giù per la Sicilia cercando di non lasciare “sola” una donna che non riconosco più. Ma è mia madre. Non sono un buon badante, forse non sono nemmeno buono, ma non riesco ad accettare che la mia guida culturale e intellettiva sia diventata demente. Tutto ma non questo.
Poi mi chiedo diventerò anch’io così? Cosa mi autorizza a pensare di potermela evitare una tale miseria?
Non ho scelto un bel nulla sai, ho provato a vivere anche contro i miei istinti. Non ci sono mai pienamente riuscito. La mia vita è mia, solo mia, così come l’ho avuta. Me l’hanno regalata i miei? Non conta. E’ mia ugualmente non la devo solo a loro, è il mio filo personale. Il mio sogno, la mia dittatura, ciò che amo o non amo. La mia personale idea di donna e di amore. Papà l’hai toccata, ti ricordi, 40 anni fa e ci siamo distrutti per sempre.
Scrivo di te e tu sai papà che l’amavo e non c’erano seri e giustificati motivi. Dovevi lasciarci fare come i ragazzi che eravamo. Ci saremmo lasciati ma tu saresti stato fuori. Sciocco vecchio uomo pieno di principi e sapienza mi avresti avuto e invece mi hai perduto.
Rosella tu dici che hai sempre fatto quel che ti pareva!? Io no. Ho abbozzato un sacco di volte e poi è stato peggio perchè la rabbia e le delusioni accumulate non favoriscono nè lucidità nè dialogo. Perchè aspetti? Cosa aspetti? pensi veramente che Il tizio capirà? Non si capisce niente di quello che non si vuole in alcun modo capire, si sbatte infine sull’evidenza delle cose e tu, se aspetti lui, sprechi solo tempo. Stai ferma e non lo vuoi, non scegli e lo subisci, Non sei te stessa ma solo un abito che ti sei cucito addosso con l’aiuto di altri sarti. Non sono io a vederti diversa, io ho solo girato l’angolo e ho trovato un’altra prospettiva.

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